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7 curiosità sui sogni

7 curiosità sui sogni

I sogni sono un argomento affascinante che ha da sempre intrigato l’uomo.

Sin dai tempi più remoti, i sogni, erano considerati messaggi divini, un presagio di eventi presenti e futuri, fino ad arrivare a noi passando per i famosissimi studi del celeberrimo Sigmund Freud, esperto studioso della psicoanalisi.

Da quando fisiologia e neurobiologia sono scese in campo, ormai quasi 70 anni fa, per studiare le avventure notturne della nostra mente, molti aspetti sono stati chiariti.

Esistono di fatto delle certezze che l’uomo ha acquisito in questo campo. Domande alle quali si è riusciti a dare una risposta. Vediamole insieme.

 

 

Perché i sogni sono così strani?

 

 

In parte, ha che fare con l’attività del cervello mentre dormiamo.

La maggior parte dell’attività onirica avviene, generalmente, durante la fase Rem, durante la quale i collegamenti con l’ippocampo, area del cervello dove vengono archiviati i ricordi, sono spenti. Inoltre, l’attività nelle aree cerebrali collegate alle emozioni è maggiore che durante la veglia. Al contrario, quella della corteccia prefrontale dorsolaterale, dove si svolge il pensiero logico, è ridotta.

Questo significa che non abbiamo accesso a specifici ricordi del passato mentre sogniamo, mentre possiamo ricordare visi e luoghi, che infatti compaiono comunemente nella trama dei sogni.

La combinazione di questi fattori contribuisce alla natura bizzarra dei sogni come: volare, respirare sott’acqua, vedere una persona trasformarsi in un’altra.

 

 

Sogniamo solo durante la fase Rem?

 

 

Studi recenti hanno però smentito questa teoria. Si sogna anche durante il resto del sonno, ma senza ricordarlo. Mentre i sogni Rem sono vividi e caratteristici per la loro stranezza, pare che quelli che avvengono durante il sonno profondo siano più “normali”: collegati a eventi della vita quotidiana, più monotoni, e di solito anche più difficili da ricordare.

 

C’è qualcuno che non sogna?

 

 

Tutti sogniamo. C’è però chi ricorda molto bene i sogni e chi no. Secondo uno studio svolto dall’Università di Roma, sarebbe prevedibile prevedere coloro che non ricorderanno i sogni secondo le attività nella corteccia prefrontale, collegata alla memoria, durante il sonno.

Solo i pazienti affetti da una rara condizione, la sindrome di Charcot-Wilbrand, non sognano. I ricercatori hanno anche identificato il motivo: sono colpiti da una lesione in una parte della corteccia visiva nota come giro fusiforme inferiore.

 

 

Cambiano nel corso della vita?

 

 

Sì. I sogni dei bambini più piccoli, di 2-3 anni, benché sia difficile studiarli, secondo alcune ricerche hanno spesso a che fare con situazioni statiche, singole scene e azioni, come quella di dormire in un posto diverso dal letto, oppure animali, mostri.

Sembra poi che le persone anziane tendano a sognare meno e a ricordare meno i sogni, e che le visioni notturne di chi sta morendo siano spesso affollate di immagini di persone già morte, o che hanno a che fare con il soprannaturale e l’aldilà.

 

 

Uomini e donne sognano in modo diverso?

 

 

Sembra di sì. Ricercatori canadesi hanno addestrato un sistema di intelligenza artificiale a distinguere i sogni dei maschi da quelli delle femmine in base solo al loro contenuto.  Il computer ha indovinato 3 volte su 4.  Pare inoltre che nei sogni maschili compaiano più spesso altri uomini, mentre in quelli femminili uomini e donne nella stessa percentuale.

 

 

Perché sogniamo?

 

 

Una delle ipotesi è che, da un punto di vista evolutivo, il sogno svolga una funzione utile all’individuo, quella di metterci alla prova in scenari importanti per la sopravvivenza come, per i nostri antenati, sfuggire a un predatore.

Questo spiegherebbe anche perché nel contenuto di molti sogni c’è la fuga da un nemico o da un attacco. Insomma, sarebbero una sorta di prova generale di quello che potrebbe nel futuro capitarci, e un modo per adattarci meglio alle circostanze.

 

 

I sogni hanno un significato?

 

 

Il dibattito è aperto da secoli. L’ipotesi di Freud, che i sogni fossero il soddisfacimento di desideri nascosti, è stata abbandonata. Anche per l’esperienza comune, è facile individuare come lo stato d’animo possa influenzare il tono emotivo dei nostri film notturni. Se siamo in ansia o sotto pressione, è più facile che facciamo sogni angoscianti. E se una certa attività o certi pensieri ci impegnano molto durante il giorno, capita che compaiano anche di notte.

Molte ricerche hanno collegato le esperienze durante la veglia al contenuto dei sogni, che però si affollano molto spesso anche di contenuti che non vi hanno niente a che fare.

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